Drazan Gunjaca - IL CREPUSCOLO DELLA RAGIONE

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- I congedi balcanici
- La roulette Balcanica
- Il crepuscolo della ragione
- Amore come pena
- A metá strada del cielo
- Quando non ci saro' piu'
- Buona notte, amici miei
- I sogni non hanno prezzo
- Tutti gli uomini sono fratelli
- Acquerello Balcanico

 

 

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Dr. Massimiliano Zantedeschi
La giuria del Premio Annalisa Scafi 2004 (Italia)
Giuseppina Scognamiglio
Francesco Mazzetta

    5. Emilio Diedo

 

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Dr. Massimiliano Zantedeschi
(La quarta di copertina della eidizione italiana)

Non sono molti gli autori che riescono nella difficile impresa di raccogliere, nelle brevi vicende di personaggi inventati, le trame della storia di tutto un popolo. Meno ancora sono quelli, però, che sono in grado di farlo quando la parola “popolo” si è trasformata e moltiplicata in “etnie”, “nazioni”, e quando della storia sembra sia stata persa la memoria.
Col suo Il lato in ombra della ragione Drazan Gunjaca riesce in questo. Non solo, si spinge oltre. Offre a lettori e spettatori, anche a quelli lontani un intero e straniante tubo catodico dalla distruzione dalle guerre dell’ex-Jugoslavia, la possibilità di vivere o rivivere l’immensa tragedia della martoriata terra balcanica. E di farlo, tremendo a dirsi, con un sorriso sulle labbra.
Sì, con un sorriso. Perché la straordinaria e brillante ironia di Gunjaca ci racconta di Ante e di Husein col tono della commedia, seppur amaro e grottesco. E compie anche il piccolo miracolo di farlo risalendo il corso della narrazione verso una sua sublimazione, fin quasi a raggiungere l’origine prima degli eventi dove la finzione ridiventa Storia, fin quasi a toccare quella sorgente in cui un personaggio, da un eroe fantastico, torna Uomo. Le vite allo sbaraglio in quel territorio di confine, non si sa bene tra cosa e cosa, sono le loro, quelle dei protagonisti del dramma di Gunjaca. Ma l’opprimente senso d’inadeguatezza che essi vivono, il loro trasformismo frustrante, e l’immobilità cui sono costretti e che li porta forse inevitabilmente verso un destino beffardo, non possono che farci riflettere anche sul nostro.


  La giuria del Premio Annalisa Scafi 2004 (Italia)

'Il crepuscolo della ragione" di Drazan Gunjaca, viene premiato per il modo crudo eppure molto umano con cui l'autore racconta un conflitto che ha diviso popoli e culture. L'amicizia fra due uomini che combattono in campi nemici non è un tema nuovo, ma in questo testo lo troviamo scandagliato e approfondito secondo uno stile originale e intelligente. I dialoghi sono di impianto tradizionale, ma scritti con una chiara sensibilità moderna, sia dal punto di vista linguistico, sia da quello del giudizio contro una guerra che diventa giudizio e rifiuto di tutte le guerre che rendono l'uomo meschino, brutale e privo di pensiero. L’autore ha saputo ricostruire, pur negli spazi angusti di prigioni e caserme, la storia di un paese. Nonchè di una amicizia che riesce a commuoverci per la sua tenacia e la sua generosità, attraverso uno sguardo teatrale mai sentimentale, ma sempre acuto e limpido. 

Giuseppina Scognamiglio
Il Presidente della Comissione Premio Letterario "La Fonte - Citta' di Caserta" 2004 (Italia)

Gunjaca Drazan si propone come un tragico di grosso spessore. Questo suo "Crepuscolo della ragione" è un dramma estremamente attuale e difficile per un lettore o spettatore poco attrezzato, da metabolizzare. Man mano che si procede nell'attraversamento dei tre atti ci si sente chiusi in una prigione mentale ed emotiva dalle fitte, anche se invisibili, sbarre, mentre Lui, l'Autore demiurgo, staccato dal tutto, non tende la mano sollecita, ma anzi lascia che ci si avvicini nel crepuscolo e ci si perda nella notte buia. Prof.ssa


Francesco Mazzetta,
Italia, 2004 ( http://www.motortravel.info/travelbooks2.php )

Gunjaca ed il secondo tradotto in italiano. Ne parliamo qui anche per segnalare il suo precedente Roulette balcanica ed il romanzo Congedi balcanici, entrambi pubblicati da Fara Editore nel 2003.
Roulette balcanica in forma di testo teatrale e Congedi balcanici in forma di romanzo ci raccontano entrambi il dramma del conflitto balcanico proprio come torna a farlo in forma drammatica Il crepuscolo della ragione .
Dei tre l'unico che contenga notazioni anche "geografiche" è il romanzo, mediante la descrizione delle peregrinazioni del protagonista nei Balcani in guerra. I due testi teatrali al contrario sono claustrofobicamente limitati nello spazio e nel tempo.
Il primo nello spazio di una notte ci racconta di Petar, ex ufficiale jugoslavo ora improvvisamente serbo in terra croata, che nel proprio appartamento medita sul suicidio dopo che la moglie croata l'ha abbandonato portandosi via i figli. Il secondo nella cella di una prigione che nell'arco di una sola giornata cambia tre diversi carcerieri - prima croati, poi serbi e infine bosniaci - dove è trattenuto il vecchio professore di storia in pensione, Ante. Ante è croato come i soldati che lo avevano imprigionato, ma è stato fermato perché aveva indossato una divisa serba per oltrepassare le linee e ricongiungersi ai suoi cari. I suoi "connazionali" lo credono una spia e vorrebbero fucilarlo, ma Ante si finge pazzo e inizia a fare loro lezione sulla storia recente dei Balcani come se si credesse ancora a scuola.
Il plurimo ribaltamento di fronte non porterà però a lui ed al compagno bosniaco di cella la libertà perché ogni volta rimarrà invischiato nella follia dell'odio etnico e religioso. In compenso la prigionia fornirà ad Ante spunto per la riflessione sulla follia che pare cronica in queste terre e che spinge i suoi abitanti ad odiarsi ed a combattere gli uni contro gli altri. Proprio oggi che tale odio pare sopito e in particolare la Croazia diventa meta privilegiata del turismo italiano, farci raccontare la follia che l'ha travolta con una prosa sempre in bilico tra farsa e tragedia da chi l'ha personalmente vissuta (l'autore, ex ufficiale della Marina militare jugoslava attualmente vive a Pola svolgendo la professione d'avvocato) è un privilegio per ripensare ai drammi che hanno travagliato una regione a noi così vicina.

 

         5.    Emilio Diedo (Punto di Vista, n.45/2005, Italia)

    Cronologicamente Il crepuscolo della ragione è il terzo lavoro teatrale di Drazan Gunjaca, il secondo per quanto riguarda le sue opere edite. Mentre i primi due sono ad atto unico, questo terzo è strutturato in tre atti, organizzati in un’unica scena. Se della “Roulette balcanica”, primo dramma, ho già avuto modo di esprimere il mio positivo giudizio, supportato dall’onore di averlo premiato al Concorso San Maurelio (2 edizione 2004), su quest’ultimo non posso altro che rincarame l’approvazione. E la coferma che la stoffa del commediografo, in specie del drammaturgo, è innata nell’Autore, più del narratore o del saggista, peraltro già di buon livello.

     Il crepuscolo della ragione la ritengo un’opera eccezionale, caratterizzata da un esistenzialismo di rara caratura, in grado di suscitare nel lettore – nello spettatore, se il dramma verrà scenograficamente prodotto – un interesse elevato. V’è la doppia proiezione dialogica dei protagonisti, uno croato, Ante, e l’altro serbo, Husein, che s’inserisce nel contesto del già di per sé dramma d’un lotta strettamente ideologica (politica e religiosa). La preventiva carcerazione imposta ai due interpreti per mano prima dei croati, poi dei serbi e quindi dei bosniaci rende con profonda introspezione il senso di alienazione che quella triplice guerra (ma dovrebbe essere moltiplicata fanatici: cetnici, ustascia, mujahedin) ha provocato nei contendenti e nelle persone dei territori interessati, a prescindere dalla loro attiva partecipazione. Il plusvalore del dramma dalla morte. Ogni affermazione, ogni domanda ed ogni conseguente risposta dei due carcerati costituiscono una specie di tiro alla fune con la sorte. Non c’è momento in cui non si sentano in bilico tra l’essere ed il non-essere.

     Al tal punto che, di volta in volta, pervengono alla sofferta decisione di autoannularsi, pensando al suicido. Soluzione peraltro mai conseguita. Il suicidio rimane, sino alla fine del dramma, un’alternativa alla fucilazione. Allucinante, insensata alernativa che purtutavia sa dare ancora più senso panico ad una possibile morte per mano altrui.

                

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