Drazan Gunjaca - Tutti gli uomini sono fratelli

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Francesco Mazzetta
Isabella Michela Affinito

   3. Myriam Pierri

 

Francesco Mazzetta

(Mucchio Selvaggio, br. 588/2004, Italija)

Isabella Michela Affinito (Fiuggi, 2 agosto 2004, Italia)

Attorno al fenomeno guerra, Drazan Gunjaca di Pola (Croazia) ha scritto diversi racconti per esternarsi e manifestare la tragedia di tale evento che purtroppo, si ripete sovente nella storia dell’umanita. Lo scrittore, durante tutto il procedere del libro, non dimostra di avere grandi speranze a riguardo, giacché e stato fortemente provato dai cinque anni di dura guerra nel suo paese, ed ha visto e sentito di tutto, ogni dolore amplificato dalla pioggia scrosciante delle bombe, talune chiamate anche intelligenti, ma pur sempre micidiali, bombe che a volte colpiscono gli innocenti.
In “Tutti gli uomini sono fratelli” compaiono quattordici brevi racconti, dove la disillusione soggettiva e sociale dell’autore e di casa, disincanto che si traduce in prolissita di vocaboli e parole sempre e soltanto attorno al fenomeno guerra, come una terribile ossessione di cui l’umanita non puo fare a meno. Ma perché? Perché dopo lunghi anni di pace (chiamiamola tregua) l’uomo neccessita di far sentire il rombo della morte, attraverso il frastuono delle armi.
Forse si tratta di un gioco di sussistenza in cui due avversari tornano, ciclicamente, a sfidarsi per il predominio di qualcosa; o forse una legge atavica cui l’uomo e legato fin da quando ha messo piede sulla Terra. Chissa! “E cosi, sto seduto in terrazza, e per l’ennesima volta mi sovviene lo stesso pensiero: perché le guerre non si possono evitare? Forse perché la maggioranza delle persone non ha la minima idea della loro essenza, finché una non capita a loro? Forse anche perché non sono coscienti del fatto che oggi, nell’epoca della globalizzazione galoppante, non esistono le guerre degli altri. Sono tutte nostre queste guerre, perché ognuna, in un modo o nell’altro, influiscono direttamente o indirettamente sulle nostre vite.” (pag. 33).
L’autore e entrato nelle coscienze degli altri, soprattutto in quelle degli avversari, di chi la pensa diversamente da lui per sovvertirle e proporre, nello stesso momento, nuove formule di vita. C’e riuscito oppure no? Solo leggendo interamente questo libro si capiranno le ragioni di pace di Drazan Gunjaca, il suo lungo discorso che rasenta un filosofema sulla guerra, sui suoi effetti collaterali, sui disastri e sul numenro delle vittime che, senz’altro finiranno nei canali mediatici, ma resteranno comunque vittime assurde anche loro come gli odi e i contrasti fra i popoli.

    3.   Myriam Pierri (Italia, 2004)

    Guerra, sempre guerra, quella che mai lascia il nostro pisaneta e gira e rigira mai sazia di dolore e sangue. L’autore ne e ossessionato, il troppo orrore visto ne ferma la possibilita di staccarsi da ricordi e avvenimenti che non si vorrebbe aver mai visto. Il libro e un dondaggio, uno spaccato sulle coseguenze di una guerra che troppo ha distrutto, che troppo ha stravolto uomini e cose. Cio che e quotidiano, comune, diventa sofferto e difficile, senza piu la serenita e la certezza di futuri uguali che ben si trasmettono da una generazione all’altra. Lo scrittore capta l’insicurezza e il timore di altri eventi nocivi e tristi che potrebbero ancora di piu alterare il ritmo della vita patriarcale. I ritmi dello scrivere si inceppano, i pensieri rotanti e ripetitivi impediscono alla creativita di allargarsi nel suo spazio, la mente si chiude alla fantasia e all’astratto per quel visto con gli occhi addolorati dalla guerra e dalla sofferenza umana. Ritorni di tempi finiti lo perseguitano, acque fresche e prati in fiore, maestose foreste nella loro bellezza e averle gia vissute e godute piu inacerbiscono il suo quotidiano ricordare e parogonare tutto questo al cupo tempo attuale.

                                         

 

                                                                                         

 

 

 

 

 

 

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