Drazan Gunjaca

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- I congedi balcanici
- La roulette Balcanica
- Il crepuscolo della ragione
- Amore come pena
- A metá strada del cielo
- Quando non ci saro' piu'
- Buona notte, amici miei
- I sogni non hanno prezzo
- Tutti gli uomini sono fratelli

 


www.impattosonoro.it / Rocco

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www.kaleidon.it / Fara Editore

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www.backstreets.it / Simona Mulazzani

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www.valentinammaka.net / Valentina A. Mmaka

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www.paroledisicilia.it / Paola Turroni, Stilos

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http://librinuovi.devep.org / G. Artusi

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VANESA BEGIC, Most-The Bridge

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    8.  VUJICA OGNJENOVIC, Vijesti, Montenegro

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VANESA BEGIC, Most-The Bridge n.3-4/2004, Zagreb (croatian journal of international literary relations).

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INTERVISTA: L'AVVOCATO POLESE DRAŽAN GUNJAČA E UNO DEGLI AUTORI ISTRIANI PIU PREMIATI E PIU TRADOTTI ALL'ESTERO

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Devo il mio successo esclusivamente ad Internet

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L'avvocato polese, conosciuto negli ultimi anni anche come scrittore, Dražan Gunjača, vincendo numerosi premi e con una ricca produzione letteraria, ha segnato un nuovo fenomeno sulla scena letteraria istriana. Benché non appartenga a quel cerchio di scrittori che sono da anni presenti al vertice della letteratura istriana, dopo il primo romanzo - accolto ottimamente dalla critica e dal pubblico - ha cominciato a ricevere premio dopo premio. La maggior parte dei premi gli sono stati conferiti in Italia, dove gli sono state pubblicate anche molte opere. Adesso, per quel che concerne il numero di premi, ha oltrepassato di gran lunga altri autori che creano in questa area.

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Dražan Gunjača (Sinj, 1958), avvocato di professione, nell'ultima decina di anni vive a Pola. Ha pubblicato le opere A meta strada dal cielo , Congedi balcanici e Amore come pena , che fanno parte della trilogia Congedi Balcanici . Inoltre, ha pubblicato pure i romanzi Buona notte, amici , I sogni non hanno prezzo, il dramma Roulette balcanica e All'ombra della ragione , come pure la raccolta di poesie Quando non ci saro piu .

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Il maggiore numero di premi e stato conferito al suo dramma Roulette balcanica , ovvero: «Il viaggio infinito 2003», «Anguillara Sabazia citta d'arte» (targa del Parlemento europeo), «Premio Ripa Grande», «Premio Cesare Pavese-Mario Gori 2003», «Premio Carver 2003», «La fonte, citta di Caserta», «Premio Logos 2003», «Premio Phintia 2003», «Concorso verso il Duemila», «Premio internazionale Navaro», «Citta di Casino», il prestigioso «Premio letterario Trieste – scritture di frontiera 2003», per opere teatrali e il premio internazionale «Nuove lettere», pure nel 2003.

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Il romanzo Congedi balcanici e stato premiato nel 2002 con il premio «Satyagraha», mentre per l'opera poetica gli e stato conferito il premio «Agora» 2003. Nel 2003. godine ha ricevuto il riconoscimento al «Concorso arcobaleno della vita» per il racconto Amore e patria e il Premio internazionale Citta di Lugo 2003 per la storia A prima vista .

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Parlando del suo opus, non si puo non ricorrere al discorso postmodernistico, dove viene in particolar modo evidenziata l'intertestualita. Gunjača ha determinato una svolta anche nei modelli di creazione del mondo testuale, lui e autore di un cosiddetto «romanzo dialogico», dove l'intera componente narrativa si basa sulla descrizione dei rapporti tra due protagonisti: l'eroe e l'antieroe.

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Gunjača scrive in modo assai chiaro, con grande facilita, e che ha un senso istantaneo per il ritmo e per il testo. Sintetizzando in una frase la tematica dei suoi romanzi, potremmo dire che lui scrive dei problemi dell'uomo contemporaneo nei Balcani prima e dopo la guerra. Lui affronta questi temi da diversi punti di vista, con una stilizzazione psicologica dei personaggi molto profonda. Attraverso le storie di vita dei protagonisti, lui delinea un importante aspetto di storia sociale, dove il destino individuale e collegato con quello collettivo.

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Per quel che riguarda la comp onente strutturale del testo, il narratore nei romanzi di Gunjača non e sempre analitico oppure onnisciente, talvolta e uno dei personaggi, mentre altre volte sembra che il narratore assieme ai protagonisti vada a scoprire l'intreccio piu o meno complesso.

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Nei suoi romanzi pure le descrizioni come la parte espressamente narrativa richiedono il principio di temporalita, e talvolta l'importanza delle nostra percezione degli avvenimenti e dei personaggi e minore del grado del nostro sapere di tutto. I personaggi, notiamo bene, sono sotto ogni aspetto esseri reali, protagonisti di vicende autentiche, mentre la poesia di questo autore, che spesso crea anche una poesia di tipo sociale, e in un certo modo il passaggio dal discorso narrativo e quello filosofico.

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Al giorno d'oggi spesso si sente parlare che corrono tempi difficili per la letteratura. Lei, pero, e uno degli autori piu premiati da queste parti. Da sottolineare che la maggior parte dei premi li ha ricevuti in Italia. Ritiene che li i suoi libri siano stati riconosciuti in una maniera migliore, ovvero che i nostri lettori non li abbiano saputo riconoscere pienamente?

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- Vero, in Italia negli ultimi due anni ho ricevuto un gran numero di premi letterari, accompagnati da eccellenti recensioni e da molte interviste, il che dice abbastanza. Per quel che concerne i nostri lettori, questa domanda e molto piu complicata, ovvero, meglio dire, la risposta a tale domanda e complicata. Io, per quel che e possibile, ho dei lettori devoti e numerosi anche qui da noi, e cio prima di tutto grazie ad Internet che alla raccomandazione dei lettori stessi. Il vero quesito potrebbe essere perché i media tacciono, ovvero in gran parte ignorano sia le mie opere che i miei premi? Pero, non sta a me rispondere a questa domanda. Posso soltanto suppore di cosa si tratti (tra l'altro la sindrome dello scrittore di provincia, l'esistenza di gruppi ai quali non appartengo, i temi che riporto…). Spero soltanto che il tutto quanto cambiera in meglio con il passare del tempo.

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Quale elemento delle sue opere ritiene sia la formula vincente, ovvero dove sta la piu alta qualita?

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- Scrivendo, perferisco la forma dialogica, percio i miei drammi sono probabilmente la cosa di maggiore qualita. D'altra parte, al mio successo ha contribuito senz'altro lo stile, tra il naturalismo e il realismo, dipinto d'ironia e grottesco. Siccome i temi che affronto per molti sono ancora assai dolorosi, allora la simbiosi di lacrime e ilarita, che si trovano nei miei lavori, rendono i libri interessanti ai lettori.

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I Vostri idoli letterari?

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- Preferisco gli autori vicini al realismo. Dai classici russi (Gogolj, Dostojevski) attraverso Remark (tra i preferiti) fino a Hemingway,

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L. Uris, I. Shaw, J. Heller ed altri. Ci sono molti autori che stimo. Quando leggo alcuni di essi, penso come la letteratura moderna sia sovra o sotto valutata. Da cio, naturalmente, non mi escludo. L'anno scorso il mio interesse s' stato nuovamente catturato da Meša Selimović (che avevo utilizzato per il dramma «U sjeni razuma»). Poi c'e Danilo Kiš… Spero soltanto che un giorno avro abbastanza tempo e pace da riuscire a leggere almeno una parte dei libri che ho procurato durante gli anni un po da ogni dove.

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Come e stato accettato lo scrivere di fenomeni bellici, motivo ricorrente nelle Vostre opere?

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- Cio e stato accettato molto bene per via dello stile (perché nelle mie opere i lettori sia ridono che piangono per quanto i temi siano difficili e dolorosi), pero, la vita e tale ed io la descrivo cosi com'e, senza mistificazione e complicazione, usando il vocabolario che corrisponde a tale realta. Naturalmente, non esiste nulla che non possa fare ridere l'animo umano, magari facendolo piangere.

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Siete stato premiato sia come autore di prosa che di drammi. Attraverso quale genere descrive nel miglior modo le difficolta e le incertezze dell'uomo moderno?

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- Indipendentemente dal genere, poesia, prosa o dramma, mi occupo sempre delle stesse verita e questioni vitali, continuamente motivato da alcune vicende della vita reale, e percio risulta difficile dire dove cio mi riesca migliormante. Ad esempio, gli amanti della poesia diranno senz'altro che si puo piu capire da una poesia che dal romanzo intero. Altri s'affezionano di piu ai drammi. Mi sembra che quelli che leggono devono esprimere il giudizio. Eventualmente aggiungero che la prosa e il genere tramite il quale mi sono spinto piu in la, perché con la prosa si riesce a rappresentare lo spettro piu vasto degli aspetti di vita dell'uomo moderno.

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L'Internet ha un ruolo importante nella Vostra produzione letteraria…

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- Il piu grande problema della maggioranza degli scrittori si riduce alla questione: come giungere sino ai lettori? Come rendere un'opera accessibile ad un ampio pubblico di potenziali lettori? Difficilmente, molto difficilmente. Posso solamente menzionare il mio esempio, non ho un editore potente alle mie spalle, non ho un lobby che promuova i miei interessi, non sono membro di associazioni culturali che mi fornirebbero sostegno, non ho qualcuno che mi aiuti nelle istituzioni o nelle riviste letterarie, cosi brevemente detto – non ho nulla di tutto quello necessario affinché i lettori, un cerchio piu vasto, sappia dell'esistenza di un libro (cosi stanno le cose qui da noi, mentre all'estero va meglio). A proposito dei prezzi di un'eventuale pubblicita, meglio non parlarne. Poi cosa ti rimane? Solamente l'Internet. Percio direi questo questo mezzo e d'importanza fondamentale nella mia produzione letteraria. Senza di lui non esisterei come letterato. Dunque il mio successo, qualunque esso sia, e dovuto esclusivamente ad Internet.

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Per ultimo: quando ha iniziato la carriera letteraria, ovvero quando ha sentito il bisogno d'iniziare a scrivere?

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- Questo sembrera un luogo comune, pero, devo dire che ho iniziato a scrivere da bambino (poesie, racconti brevi…). Una ventina e passa anni fa, ho scritto il primo romanzo A meta strada dal cielo . Poi, come di solito accade, la scrittura e caduta in secondo o terzo piano, o chissa dove. Dopo e arrivata la guerra, che ha frantumato molte cose dentro di me. In seguito ho vissuto dei drammi personali, cosi che l'uomo, costretto dai fatti, inizia a cercare l'uscita dall'assurdo chiamato «quotidiano nei Balcani». La ricerca di luce melodiosa, cercando l'uscita da questo traforo turbolento ed oscuro. Queste circostanze mi hanno fatto ritornare alla scrittura. Senza intenzione di pubblicare. Poi degli amici hanno letto tutto quanto, e mi hanno convinto a pubblicare. Sinceramente, non speravo nemmeno lontanamente di pubblicare tanto, e tantomeno di essere premiato all'estero. La vita talvolta (anche se raramente) ci sorprende positivamente. Dicono che quando il destino chiuda la porta, apra la finestra. La scrittura e la mia finestra vitale. Ci sono giorni in qui si vede l'orizzonte ricoperto da bellissimi colori promettenti, e ci sono poi ancora giorni quando dalla nebbia non si vede nulla…Pero, senza fare caso alla visibilita, la finestra e qui. E questo e, credetemi, spesso l'unica ragione per la quale vale attendere il giorno seguente. La sola esistenza della finestra. La porta l'ho gia dimenticata. Ormai da tanto tempo.

 

    8. VUJICA OGNJENOVIC, VIJESTI, Montenegro

È facile essere Croati, Serbi o Montenegrini, ma è molto difficile essere uomini

Quotidiano indipendente VIJESTI, Montenegro, 30.06.2007.

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La sua trilogia “Congedi balcanici” è fatta dai romanzi “A metà strada verso il cielo”, “Congedi balcanici” e “Amore come pena”. Come sono nati questi romanzi e come li presenterebbe in breve?
 

Ho scritto il romanzo “A metà strada verso il cielo” nel 1983 e poi ho smesso di scrivere. La vita riordina le priorità… Più tardi abbandonai l’ex Marina militare, iniziai a occuparmi di legge ed arrivò la guerra. È passata anche la guerra, ma ha lasciato dietro di sé numerose domande, dubbi, esami di coscienza, conflitti con se stessi e gli altri… Il tutto mi ha fatto riprendere la scrittura e attorno al 2000 vennero alla luce i “Congedi Balcanici”. Sinceramente, mi sono messo a scrivere per me stesso, per salvare quello che mi rimaneva della sanità mentale, ormai già intaccata. Non pensavo affatto alla pubblicazione, e tanto meno alla traduzione in altre lingue e ai premi, quello che poi è accaduto.

In poche parole, si tratta di romanzi contro la guerra, di orientamento multiculturale, che trattano il periodo prima della guerra (“A metà strada verso il cielo”), la guerra (“Congedi balcanici”) e il periodo del dopoguerra (“Amore come pena”).

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Il suo eroe nei “Congedi balcanici” dice: “Mi sembra che la specie più adattabile nei Balcani sia proprio l’uomo, a condizione che sia nato e cresciuto qui. Altri esseri umani non si sono mai, ne riusciranno mai ad adattarsi ai Balcani, né comprenderanno questa gente, da dovunque essi provengano”. Per quale ragione: di storia, di miti viventi, di illusioni…?

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              In vece di rispondere, parafraserò un pensiero del romanzo “Anche il cielo è per gli uomini”, che ho appena terminato. Dice pressappoco così:

              “Le prime cinque generazioni dei popoli di queste terre creano un’idea attorno alla quale tutti si riuniscono, le prossime cinque generazioni mandano l’idea a puttane, poi altre venticinque generazioni creano un mito attorno all’idea sorpassata, e alla fine una decina di generazioni celestiali vanno in guerra per quest’idea. E così in un circolo vizioso, fino a che non tocca a noi, appartenenti a qualche cinquecentesima generazione, combattere una guerra già perduta contro miti e mitomani…”

              Se questo pensiero vi sembra troppo generalizzato, prendete i libri di storia dell’inizio del secolo scorso di qualunque di questi popoli, poi prendete libri simili della metà del secolo, e fate lo stesso con le edizioni odierne. Tra tante versioni offerte da questi libri, giudicate da soli cosa sia verità storica, cosa un mito e cosa sono solo illusioni… Cercate di tracciare dei confini precisi tra queste categorie… Da queste parti ogni generazione ha una propria storia, miti e illusioni che sono solo loro. Non esiste una verità storica che resista alla guerra, e nei Balcani non c’è generazione che non sia stata coinvolta in qualche guerra.

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Nei suoi romanzi e drammi scrive di eventi tragici con molta ironia e grottesco. Come interpretare questa sua scelta? Forse come contrappeso agli orrori della guerra?

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Proprio così. Ho scritto da qualche parte che il sarcasmo è l’ultimo bastione spirituale dell’intellettualismo. Dopo tutto, cos’altro mi rimane? Ammettere che la guerra mi ha sconfitto? Neanche per idea. Hanno sempre potuto e possono ancora prendermi tutto eccetto il mio passato e la mia anima. È da un bel pezzo che ho smesso di contare seriamente sul futuro. Sembra patetico, me ne rendo conto, ma non posso farne a meno. In fin dei conti, non è colpa mia se viviamo in territori che sono ormai impregnati di patetica che non ci fa seppellire i morti e non lascia vivere i vivi…

              L’ironia ed il grottesco sono soltanto un meccanismo di difesa, nulla più.

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I suoi libri trattano le conseguenze del sanguinoso disfacimento dell’ex Jugoslavia che hanno segnato le vite della gente comune. Scrive di esperienze familiari di uomini comuni e non di strategie militari, anche se era un militare professionista. Come mai ha scelto questo tipo di approccio al tema?

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              Perché mi interessa l’uomo comune e non gli strateghi. Perché i cosiddetti uomini piccoli sono miei amici che per me sono più importanti di tutti gli strateghi storici messi insieme. Per questi ultimi, essi sono solo una statistica, dei numeri che appartengono ai loro grandi piani pieni zeppi di sangue, lacrime e sudore… Per me, l’uomo comune fa parte della mia vita, del mio passato al quale non voglio rinunciare per nessuna ragione, perché non posso rinunciare a me stesso. Gli strateghi e gli stati non mancheranno mai. Ma ci mancano sempre gli uomini veri, gli amici, quelli che non volteranno la testa mentre i bruti ti tengono sotto tiro.

              È facile essere Croati, Serbi o Montenegrini, ma è molto difficile essere uomini.

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A differenza della roulette russa, dove la probabilità di rimanere vivi esiste, la roulette balcanica consiste nel premere il grilletto di una pistola automatica, e non c’è via di scampo, la morte è certa… In questo dramma sembra davvero molto pessimista… Perché?

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Nel romanzo “Sette giorni di solitudine” ho scritto che non sono né ottimista né pessimista, bensì realista, con una leggera tendenza all’idiotismo. Come lo sono diventato? Facilmente. L’ambiente come fattore di (a)socializzazione. Dopo tutto, cos’altro scrivere dopo che hai passato tutta la notte con un vecchio amico implorandolo a non suicidarsi…

              Bisogna essere ottimisti. Vorrei tanto esserlo. Delle volte ci riesco. Ma poi la vita mi assesta un colpo basso ed io, con un po’ di vergogna per la mia ingenuità, torno ad essere realista…

              Comunque, per quanto la vita mi tratti male, non perdo neanche un’opportunità ad accogliere un po’ di ottimismo. Per quanto poco possa durare, senza ottimismo non c’è futuro.

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Il dramma “Roulette balcanica” non ha avuto la fortuna di apparire in scena nei teatri in Croazia e Serbia. Perché si rimanda?

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              Non mi aspetto più nulla, ma vorrei vedere la rappresentazione del dramma nella lingua in cui è stato scritto. Ho visto la rappresentazione di un teatro italiano che è venuto a Pola, naturalmente in lingua italiana.

              Non lo so quanto c’entri la fortuna e perché sia così. Le ragioni sono sicuramente molteplici. Quello di cui sono certo è che molti pensano che sia troppo presto per rappresentare pezzi del genere (multiculturali). Le ferite di guerra sono ancora fresche… Io sono in grado e mi sforzo a capire tutte le vittime della guerra, indistintamente dalla loro appartenenza etnica. Ma non posso e non voglio capire quelli che vivono a scapito di queste vittime. So molto bene come reagiscono le persone comuni ai miei libri e drammi, e sono sicuro che non avrebbero nulla in contrario se venissero rappresentati in scena. Tutt’altro. La logica elementare ci fa concludere che qualcuno deve comunque essere contrario. E perché, se la guerra, come dicono, è davvero finita?

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Quanto ha influito la guerra sulle persone nel suo ambiente, in Istria?

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              La guerra, mentre dura, è una tragedia collettiva che non lascia fuori nessuno. Quando cessa, diventa la tragedia degli individui che hanno perso qualcuno, se stessi o parte di sé. Anche l’Istria appartiene a questa visione. Ma bisogna dire che in Istria non ci furono azioni militari, per cui era ed è rimasta un luogo di accoglienza per profughi. La gente istriana è per tradizione molto tollerante, il che in periodo di guerra per molti diventa una qualità di inestimabile valore.

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Lei è stato un ufficiale dell’ex Armata Popolare Jugoslava, più tardi un avvocato nel periodo della guerra e nel dopoguerra. Dicono che il periodo del dopoguerra sia sempre più difficile della guerra stessa. È d’accordo?

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              È stata un’esperienza molto difficile. Da una parte cerchi di sopravvivere, dall’altra tenti di rimanere uomo. Non so dire quale delle due cose è stata più difficile. Spero di esserci riuscito almeno in parte, in tutt’e due.

              Quanto al dopoguerra, non direi che sia più difficile della guerra stessa. Grandi aspettative portano inesorabilmente a grandi delusioni. La guerra porta con sé delle grandi aspettative. Forse le più grandi. Di conseguenza, come dicevo, ci sono anche grosse delusioni. Tutti i partecipanti si aspettano troppo dalla guerra e, alla fine, la maggioranza si sente tradita. Ciò nonostante, la guerra è di gran lunga più terribile. Prima o poi, uno si rassegna alla delusione, ma non ci si può rassegnare alla morte.

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Il suo romanzo “Lo stupro della ragione” parla del dopoguerra, di persone tradite, che sono servite come “carne” per la macchina da guerra, delle terribili conseguenze del DPTS (disturbo post-traumatico da stress) che ha fatto vittime tra tanti veterani della guerra. Quanto si parla di questo problema in Croazia oggi?

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              Se ne parla molto, naturalmente. In particolare negli anni delle elezioni. Allora se ne ricordano tutti, alcuni si fotografano con i veterani se ne hanno l’occasione… Gli danno una pacca sulle spalle e una promessa di un futuro migliore. Ma il problema che questa malattia ci porta è che essa non riconosce il futuro.

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Dopo la guerra nei territori dell’ex Jugoslavia la questione d’ identità diventa molto importante per alcune persone. Cosa ne pensa lei?

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              Personalmente non ho mai avuto problemi d’identità, e non mi ha mai dato fastidio l’identità degli altri. Un’eccezione a questa regola sono quelli che della propria identità hanno fatto carriera (di tutto rispetto). Io li chiamo Croati professionali, Serbi professionali… Hanno saputo far soldi sulla questione d’identità dandogli un prefisso negativo. Ne hanno fatto una cosa talmente “importante” che spesso vi dipende addirittura l’esistenza (a patire dall’posto di lavoro in poi…).

              L’identità dovrebbe essere una questione personale di ogni individuo che non dovrebbe in nessuna maniera, tanto meno negativa, influenzare il suo stato sociale. Nel momento in cui l’identità diventerà veramente una cosa personale per ogni individuo e non una questione di importanza sociale, sarà molto, ma molto meno importante.

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I suoi romanzi sono stati pubblicati negli USA, in Italia, in Germania, in Australia, nella Bosnia ed Erzegovina, in Serbia. Ha ricevuto numerosi premi letterari in Italia. Come mai sono stati gli Italiani a scoprirla come autore, ancor prima di un qualsiasi riconoscimento nel suo paese?

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              Per puro caso (sempre che crediate ai casi).

              In genere sono contrario alla globalizzazione, ma come si suole dire, non tutti i mali vengono per nuocere. Io sono stato promosso ad autore più o meno conosciuto grazie a Internet. Vivo a Pola, una piccola città fuori dai grandi centri e grandi media, per cui Internet era l’unico modo per raggiungere il pubblico. Quando ho scritto il romanzo “Congedi balcanici”, il mio amico Srđa Orbanić l’ha tradotto in lingua italiana, dopo di che, tramite Internet, l’ho offerto ad alcuni editori italiani e l’ho mandato al concorso per il Premio Satyagraha 2002 (Italia) incentrato sul tema della pace. Ho vinto questo premio e da lì è partito tutto. Si potrebbe dire che senza Internet non esisterei come scrittore. Purtroppo, quanto riguarda il mio paese, l’Internet non aiuta perché vi subentrano altri tipi di problemi di cui ho già parlato.

              Alla fine devo dire che, anche da queste parti, le cose sembrano andare meglio… Per alcuni i cambiamenti sono troppo lenti, per altri troppo veloci, ma l’importante è che qualcosa si stia muovendo.

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