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ROULETTE BALCANICA |
INTERVISTA CON L'AUTORE |
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Prima di tutto voglio ringraziarvi dell'invito e saluto voi e tutti
gli ascoltatori. Voglio anche scusarmi in anticipo se il mio italiano non
sarà proprio perfetto.
Avendo vissuto la guerra e visto tutte le sue conseguenze, come
uomo e umanista, uno non può non esprimersi pubblicamente. Specialmente se
fino a quel momento si viveva assieme a quei popoli ora separati. Io mi
sono espresso scrivendo. Scrivo di quello che ho visto e vissuto, il che
spesso non coincide con le posizioni ufficiali di diversi gruppi
d'interesse, siano esse al potere o no, e lo faccio soprattutto per
riscattare quello che di umano mi è rimasto dopo questa guerra. Per
rinfrescare a tutti la memoria dei tempi quando in quest'area c'erano
ancora veri uomini, per evidenziare il fatto che tante persone durante e
dopo la guerra non hanno smesso di essere veri esseri umani,
indipendentemente dalla nazione. In sostanza, io sono solo un uomo
semplice che scrive di persone semplici e dei loro destini, separati dalla
guerra. Qual è stata la tua
esperienza umana e di scrittore negli anni del conflitto? Come
ufficiale dell'ex armata Jugoslava che ho abbandonato prima della guerra,
e poi come avvocato, ero in una posizione specifica. Da un lato, la guerra
mi ha sorpreso come un civile, Croato, e dall'altro, avevo numerosi amici
di diverse nazionalità in quell'armata che si stava disgregando. Ogni
giorno vedevo le tragedie umane, ma non in TV o nei film, ma cercando di
aiutare queste persone, anche se molto spesso non potevo fare niente.
Esperienze terrificanti. Qualche volta penso che queste esperienze siano
psicologicamente peggiori di quelle dirette di guerra. Le regole sono
chiare al fronte, mentre non esistono nel retroscena. Come salvare un
matrimonio se il marito o la moglie sono di diversa nazionalità? Cosa fare
con i bambini? Rimanere insieme e scappare? Rimanere qui e cercare di
sopravvivere? Combattere o no? Contro chi e per chi? Esperienze tragiche.
Ho visto più lacrime io nella seconda metà del '91 che dieci persone
comuni in tutta la loro vita. E ognuna di quelle lacrime, espressioni di
impotenza di persone che fino al giorno prima erano qualcuno, pesa di più
che tutte le lacrime piante in pace. Che cosa esprimono
di te Peter e Mario? Petar
e Mario sono due amici che fino alla guerra non sapevano di appartenere a
nazionalità sbagliate, o meglio – di vivere nel momento sbagliato, nel
posto sbagliato. Tutti e due sono personaggi tragici nel loro modo,
nessuno dei due per motivi personali ma per motivi imposti dalla guerra o
da qualcun'altro. In effetti, si tratta di persone semplici che a causa
della guerra si trovano sulle parti opposte, e che in tali circostanze
cercano di salvare la propria amicizia e la dignità umana. Quanto questo
sia possibile lo mostra il finale del dramma. Nel dramma Petar non
sopravvive, però sopravvive l'uomo. L'umanità. L'amicizia. Nel '91 vedevo
spesso simili drammi personali di molti amici, in alcuni ho anche
partecipato cercando di trovare una via d'uscita, purtroppo quasi sempre
senza successo. Petar e Mario sono legati alla mia vita fino al '91, fino
alla guerra, prima che smettessi di indossare l'uniforme. Sono passati tanti anni
dagli eventi che tu racconti, ma la ferita quanto ancora sanguina tra le
persone? Nel
mio nuovo romanzo Amore come punizione ho scritto molto sul dopoguerra e
sulle conseguenze della guerra. La grandezza dell'uomo sta nel perdono.
Altrimenti non c'è convivenza, tolleranza o vita normale. Alcune ferite
richiedono molto tempo. Sono talmente profonde che non si dimenticano per
generazioni intere. Si vede chiaramente negli eventi di questa guerra
recente nella quale sono riemersi molti fantasmi della seconda guerra
mondiale. Per questo ogni persona di buone intenzioni deve fare del
proprio meglio per alleviare il dolore e sperare che le ferite prima o poi
finiranno per rimarginarsi. Purtroppo, sono parecchie le persone che per
varie ragioni vogliono lasciarle sanguinare per sempre e vivere di questo
sangue. Queste iene della guerra stanno solo aspettando una nuova
occasione. Per questo le ferite sono ancora aperte e alcune forse non si
chiuderanno mai. Lo scopo non è dimenticarle, perchè è impossibile, lo
scopo è perdonare ed andare avanti; o almeno attenuare l'odio il più
possibile. Qual è la situazione
della letteratura nei Balcani e che ruolo possono svolgere gli scrittori
nella attuale situazione politica? Sarebbe bellissimo poter rispondere qualcosa
di bello a questa domanda. Qualcosa di positivo. Sfortunatamente, per
dirla in poche parole, nei Balcani non potresti vivere di letteratura ance
se fossi un triplo premio Nobel. Specialmente nel caso Dio non ti abbia
dato una certa ispirazione nazionalista e tu fossi più incline al
multiculturalismo e alla tolleranza. La più grande disgrazia dei popoli
balcanici sta nel fatto che la guerra e la devastante economia del
dopoguerra hanno eliminato la cosiddetta classe media, la classe degli
intellettuali che, per logica di cose, sono quelli che leggono di più. In
un paese (paesi) dove qualsiasi prezzo di un libro è troppo alto, dove
professori in pensione hanno difficoltà a pagare la quota mensile nella
biblioteca civica (ben lontano dal poter comperare libri), difficilmente
si può parlare dell'influenza della letteratura sull'attualità. L'opinione
pubblica viene plasmata dai media su misura di chi al momento si trova al
potere; se di opinione pubblica, in senso occidentale, si può parlare. Si
tratta più di una massa manipolata che ha in gran parte capito quello che
è successo, ma che nel frattempo è impoverita ed è diventata
disinteressata e apatica (e lo sappiamo tutti che l'apatia è la cosa
peggiore per qualsiasi nazione). E pure, se nessuno dice niente, avrei
paura solo ad immaginare le proporzioni di questo silenzio terrificante
che cerca di prendere il sopravvento su questi territori. Perchè credi che sia
importante che un lettore italiano legga Roulette balcanica? Per
una ragione molto semplice ma anche difficilmente comprensibile a molti
che si sentono protetti dall'illusione di sicurezza nel mondo che li
circonda. Poeticamente parlando, la roulette balcanica è solo una parte di
una roulette mondiale. E' un pezzetto di un mosaico globale, di una stessa
storia capitata a tutti e che anche oggi, per come possa sembrare
incredibile, può capitare a tutti. La cosa peggiore che si capisce in
guerra è che non esiste alcuna garanzia di pace duratura in nessun angolo
del pianeta, e che noi tutti, ogni giorno, dobbiamo impegnarci per
mantenere la pace, per non dover passare le stesse vicende ancora una
volta. In altre parole, che non ci sia domani qualcuno che scriva una
roulette italiana, tedesca o qualsiasi altra, nella quale cambieranno solo
i nomi e la sostanza rimarrà la stessa. E questo, purtroppo, è possibile.
Dappertutto ci sono piromani che aspettano il loro momento in qualche bar
di periferia. Sta a noi diminuire questa possibilità e sperare che
qualcosa del genere non succeda mai più. Alla fine, viviamo in un mondo
dove i conflitti sono sempre più prevedibili ed il futuro sempre più
insicuro, e anche questa è una ragione per scrivere di queste cose. Simona Mulazzani | |||