Recensioni LIBRI

ROULETTE BALCANICA
Drazan Gunjaca
Fara Editore

Romanzo

Pag. 80 - € 7.00

INTERVISTA CON L'AUTORE

 

Roulette balcanica è una fotografia intensa del dramma della guerra. da dove è partita l'idea di portare in letteratura il dissidio di un popolo diviso?

            Prima di tutto voglio ringraziarvi dell'invito e saluto voi e tutti gli ascoltatori. Voglio anche scusarmi in anticipo se il mio italiano non sarà proprio perfetto.

            Avendo vissuto la guerra e visto tutte le sue conseguenze, come uomo e umanista, uno non può non esprimersi pubblicamente. Specialmente se fino a quel momento si viveva assieme a quei popoli ora separati. Io mi sono espresso scrivendo. Scrivo di quello che ho visto e vissuto, il che spesso non coincide con le posizioni ufficiali di diversi gruppi d'interesse, siano esse al potere o no, e lo faccio soprattutto per riscattare quello che di umano mi è rimasto dopo questa guerra. Per rinfrescare a tutti la memoria dei tempi quando in quest'area c'erano ancora veri uomini, per evidenziare il fatto che tante persone durante e dopo la guerra non hanno smesso di essere veri esseri umani, indipendentemente dalla nazione. In sostanza, io sono solo un uomo semplice che scrive di persone semplici e dei loro destini, separati dalla guerra.

 

 

Qual è stata la tua esperienza umana e di scrittore negli anni del conflitto?

Come ufficiale dell'ex armata Jugoslava che ho abbandonato prima della guerra, e poi come avvocato, ero in una posizione specifica. Da un lato, la guerra mi ha sorpreso come un civile, Croato, e dall'altro, avevo numerosi amici di diverse nazionalità in quell'armata che si stava disgregando. Ogni giorno vedevo le tragedie umane, ma non in TV o nei film, ma cercando di aiutare queste persone, anche se molto spesso non potevo fare niente. Esperienze terrificanti. Qualche volta penso che queste esperienze siano psicologicamente peggiori di quelle dirette di guerra. Le regole sono chiare al fronte, mentre non esistono nel retroscena. Come salvare un matrimonio se il marito o la moglie sono di diversa nazionalità? Cosa fare con i bambini? Rimanere insieme e scappare? Rimanere qui e cercare di sopravvivere? Combattere o no? Contro chi e per chi? Esperienze tragiche. Ho visto più lacrime io nella seconda metà del '91 che dieci persone comuni in tutta la loro vita. E ognuna di quelle lacrime, espressioni di impotenza di persone che fino al giorno prima erano qualcuno, pesa di più che tutte le lacrime piante in pace.

 

Che cosa esprimono di te Peter e Mario?

Petar e Mario sono due amici che fino alla guerra non sapevano di appartenere a nazionalità sbagliate, o meglio – di vivere nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. Tutti e due sono personaggi tragici nel loro modo, nessuno dei due per motivi personali ma per motivi imposti dalla guerra o da qualcun'altro. In effetti, si tratta di persone semplici che a causa della guerra si trovano sulle parti opposte, e che in tali circostanze cercano di salvare la propria amicizia e la dignità umana. Quanto questo sia possibile lo mostra il finale del dramma. Nel dramma Petar non sopravvive, però sopravvive l'uomo. L'umanità. L'amicizia. Nel '91 vedevo spesso simili drammi personali di molti amici, in alcuni ho anche partecipato cercando di trovare una via d'uscita, purtroppo quasi sempre senza successo. Petar e Mario sono legati alla mia vita fino al '91, fino alla guerra, prima che smettessi di indossare l'uniforme.

 

 

Sono passati tanti anni dagli eventi che tu racconti, ma la ferita quanto ancora sanguina tra le persone?

Nel mio nuovo romanzo Amore come punizione ho scritto molto sul dopoguerra e sulle conseguenze della guerra. La grandezza dell'uomo sta nel perdono. Altrimenti non c'è convivenza, tolleranza o vita normale. Alcune ferite richiedono molto tempo. Sono talmente profonde che non si dimenticano per generazioni intere. Si vede chiaramente negli eventi di questa guerra recente nella quale sono riemersi molti fantasmi della seconda guerra mondiale. Per questo ogni persona di buone intenzioni deve fare del proprio meglio per alleviare il dolore e sperare che le ferite prima o poi finiranno per rimarginarsi. Purtroppo, sono parecchie le persone che per varie ragioni vogliono lasciarle sanguinare per sempre e vivere di questo sangue. Queste iene della guerra stanno solo aspettando una nuova occasione. Per questo le ferite sono ancora aperte e alcune forse non si chiuderanno mai. Lo scopo non è dimenticarle, perchè è impossibile, lo scopo è perdonare ed andare avanti; o almeno attenuare l'odio il più possibile.

 

Qual è la situazione della letteratura nei Balcani e che ruolo possono svolgere gli scrittori nella attuale situazione politica?

Sarebbe bellissimo poter rispondere qualcosa di bello a questa domanda. Qualcosa di positivo. Sfortunatamente, per dirla in poche parole, nei Balcani non potresti vivere di letteratura ance se fossi un triplo premio Nobel. Specialmente nel caso Dio non ti abbia dato una certa ispirazione nazionalista e tu fossi più incline al multiculturalismo e alla tolleranza. La più grande disgrazia dei popoli balcanici sta nel fatto che la guerra e la devastante economia del dopoguerra hanno eliminato la cosiddetta classe media, la classe degli intellettuali che, per logica di cose, sono quelli che leggono di più. In un paese (paesi) dove qualsiasi prezzo di un libro è troppo alto, dove professori in pensione hanno difficoltà a pagare la quota mensile nella biblioteca civica (ben lontano dal poter comperare libri), difficilmente si può parlare dell'influenza della letteratura sull'attualità. L'opinione pubblica viene plasmata dai media su misura di chi al momento si trova al potere; se di opinione pubblica, in senso occidentale, si può parlare. Si tratta più di una massa manipolata che ha in gran parte capito quello che è successo, ma che nel frattempo è impoverita ed è diventata disinteressata e apatica (e lo sappiamo tutti che l'apatia è la cosa peggiore per qualsiasi nazione). E pure, se nessuno dice niente, avrei paura solo ad immaginare le proporzioni di questo silenzio terrificante che cerca di prendere il sopravvento su questi territori.

 

 

Perchè credi che sia importante che un lettore italiano legga Roulette balcanica?

Per una ragione molto semplice ma anche difficilmente comprensibile a molti che si sentono protetti dall'illusione di sicurezza nel mondo che li circonda. Poeticamente parlando, la roulette balcanica è solo una parte di una roulette mondiale. E' un pezzetto di un mosaico globale, di una stessa storia capitata a tutti e che anche oggi, per come possa sembrare incredibile, può capitare a tutti. La cosa peggiore che si capisce in guerra è che non esiste alcuna garanzia di pace duratura in nessun angolo del pianeta, e che noi tutti, ogni giorno, dobbiamo impegnarci per mantenere la pace, per non dover passare le stesse vicende ancora una volta. In altre parole, che non ci sia domani qualcuno che scriva una roulette italiana, tedesca o qualsiasi altra, nella quale cambieranno solo i nomi e la sostanza rimarrà la stessa. E questo, purtroppo, è possibile. Dappertutto ci sono piromani che aspettano il loro momento in qualche bar di periferia. Sta a noi diminuire questa possibilità e sperare che qualcosa del genere non succeda mai più. Alla fine, viviamo in un mondo dove i conflitti sono sempre più prevedibili ed il futuro sempre più insicuro, e anche questa è una ragione per scrivere di queste cose.  

Simona Mulazzani

mercoledì 02 aprile 2003