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I personaggi di Drazan sono tutti mutilati, senza eccezioni. Feriti e mutilati dalla dissoluzione del paese in cui vivevamo tutti insieme, da una sporca guerra, e da una vita non meno sporca nel dopoguerra.
La vita va avanti – ma come? L’odierna generazione di quarantenni, si trovino al momento in Serbia, in Croazia, nel Montenegro, in Bosnia ed Erzegovina o siano emigrati, è realmente una “generazione persa” – ma non in quello stile parigino, elegante e nobile degli anni Venti e Trenta del secolo scorso. Per sfortuna. ´…)
Dal punto di vista temporale e territoriale, il nuovo romanzo di Drazan Gunjaca appartiene a questa cosiddetta “generazione persa”, ma giudicandolo più realisticamente, lo si potrebbe paragonare meglio alla letteratura che nel secolo scorso ci ha dato E.M. Remarque. La pace della quale “nessuno è contento”, poi la guerra che “nessuno ha iniziato” e “in cui nessuno ha vinto”… poi nuovamente la pace… Una pace triste, pietosa e infelice nella cosiddetta “libertà ed indipendenza”. Gli eroi di Drazan cercano disperatamente, con le mani e i piedi, con le unghie e i denti, di tirarsi fuori dal fango nel quale sono stati gettati dalle circostanze “storiche”, da qualsiasi parte dell’ex paese vengano.» (dalla Postfazione di Dusan Gojkov)