Al
posto dell' introduzione, ho deciso di citare un paio di citati
di uno dei miei scrittori francesi preferiti, Denis de Rougemonta,
ritendendo che loro da soli spiegano molto bene cio' che ho voluto
dire con questo dramma.
«Qualcuno
ha detto: Se Parigi sara' distrutta, perdero' il desiderio di
essere europea. La citta' della luce non e' stata distrutta: lei
si e' spenta. Deserto di vecchi sassi senza anima …
Qualsiasi perdigiorno potrebbe in questa notte di maggio essere
baciato dalla fortuna che fa nascere il tramonto del sole su Saint-German-des-Présom,
movimento inebriante delle santita' dall' Arco a Chevaux de Marlyja,
secoli di grandezze, miseria, saggezza, traccie che ha portato
il personaggio di questa capitale, gentile e fiera di qualsiasi
altra. Qualsiasi perdigiorno, ma no il conquistatore …
Non si conquistano con i carrarmati i doni dell' anima e il senso
della vita che ci manca.»
(passo
dell' articolo della Gazette de Lausanne, del 15.06.1940, il giorno
dopo l' entrata delle truppe nazziste a Parigi)
«Fare del male non e', per la verita', cosi' diabolico quanto,
quando gia' sembra, il suo batezzare in bene. Cio' significa prendere
a tutte le morti la loro importanza, capovolgerle, leggerle all'
inverso … Capovolgere e da dentro abbattere i criteri della verita'.
E alla fine, nella bocca della verita' mettere le bugie !
(dal libro «La parte del diavolo»)